Pasquale Luiso, conosciuto come il “Toro di Sora”, ripercorre la sua carriera calcistica, segnata da un’incredibile determinazione e da momenti indimenticabili, in un’intervista esclusiva.
L’ex attaccante, che ha vestito le maglie di Piacenza e Vicenza, ricorda con nostalgia gli anni della sua gavetta, quando lavorava come benzinaio, cameriere e carrozziere, dedicando le serate all’allenamento. Oggi, a 57 anni, Luiso si gode la famiglia e confessa un desiderio di tornare nel mondo del calcio, pur ammettendo di non aver mai ricevuto proposte concrete, forse a causa del suo carattere schietto e del suo distacco dai social media. Gestisce un’autonoleggio con il fratello, dove a volte presta la sua opera.
Il soprannome “Toro di Sora” e la grinta in campo
Il soprannome “Toro di Sora” gli è stato attribuito per il suo passaggio dal Sora al Torino e per la sua somiglianza con un toro in campo: lottava incessantemente, non mollava mai, considerando ogni partita una vera e propria battaglia contro portieri e difensori. Luiso evoca i duri scontri con difensori del calibro di Montero, Sottil, Ferrara e Nesta, paragonando le sfide a delle vere e proprie guerre, che però, una volta terminato il fischio d’inizio, sfociavano in amicizia.
La rovesciata al Milan e la “maledizione” successiva
Un episodio indelebile nella sua carriera è il gol in rovesciata segnato contro il Milan, un gesto folle e istintivo che fece il giro del mondo, costò la panchina a Tabarez e lasciò esterrefatti i grandi difensori rossoneri come Baresi e Costacurta. Questo gol gli garantì popolarità per oltre un decennio, ma, come racconta con un pizzico di ironia, si trasformò in una sorta di “maledizione”: dopo quella prodezza, non riuscì più a segnare per oltre tre mesi, sbagliando persino un rigore. Nonostante ciò, la sua fame di gol e la sua determinazione non vennero mai meno.
La Macarena come esultanza
Luiso ricorda anche con divertimento l’esultanza con la “Macarena”, nata da una provocazione di Piovani e che divenne un suo marchio di fabbrica, spesso accompagnata da Di Francesco.
Scelte di carriera audaci: Milan, Roma e Lazio rifiutate
Sorprendentemente, Luiso rivela di aver rifiutato le avances di Milan, Roma e Lazio, preferendo la certezza di giocare da protagonista in squadre di provincia piuttosto che rischiare di marcire in panchina in un grande club. La scelta di accasarsi al Vicenza si rivelò vincente, sotto la guida di Guidolin, un maestro di calcio dal carattere particolare e profondamente scaramantico.
Gol allo Stamford Bridge e l’ammirazione per Vialli
Un altro ricordo emozionante è il gol segnato al Chelsea di Gianluca Vialli in Coppa delle Coppe, che ammutolì il pubblico di Stamford Bridge. Luiso, che considerava Vialli il suo idolo d’infanzia, conserva ancora oggi con cura la maglia del suo beniamino.
Nessuna convocazione in Nazionale: un calcio diverso
Nonostante la sua prolificità sotto porta, Luiso non è mai stato convocato in Nazionale. Si definisce un calciatore “ignorante” nel senso di non avere particolari doti tecniche, ma compensava con fame e voglia di emergere. Ammette che il calcio dei suoi tempi era diverso, con una concorrenza spietata di attaccanti fenomenali, e si chiede se oggi, con le sue caratteristiche, non avrebbe successo nella Nazionale attuale.

