L’ex attaccante esterno Mauro Esposito ripercorre la sua carriera, rivelando retroscena inediti.
Mauro Esposito, ex attaccante di Pescara, Udinese, Cagliari e Roma, si è raccontato in un’intervista, offrendo uno sguardo approfondito sulla sua esperienza nel mondo del calcio.
Esposito ha inizialmente ricoperto il ruolo di seconda punta, ma è stato l’allenatore Sonetti a suggerirgli di spostarsi sull’ala, prospettandogli un futuro nelle grandi squadre. “La Juve ha Del Piero, il Milan Sheva, l’Inter Vieri e tu dove giochi?” mi disse Sonetti. Aveva ragione,” ha ammesso l’ex giocatore. In quegli anni, diverse squadre hanno mostrato interesse per lui: il Barcellona, all’epoca con un giovane Messi, inviò emissari per osservarlo, così come l’Inter e la Roma, che lo cercò nel 2005 dopo una stagione in cui segnò 16 gol in Serie A. Il presidente del Cagliari, Cellino, promise di lasciarlo partire l’anno successivo.
Il rapporto con Cellino e l’infortunio
Mauro Esposito ha definito il presidente Massimo Cellino una figura chiave nella sua vita calcistica: “Cellino mi ha cambiato la vita. Ero uno dei suoi pupilli, sopravvivevo persino alle sue scaramanzie.” Ha ricordato alcune delle eccentricità di Cellino, come il rifiuto di giocatori con fasce tra i capelli o la rimozione dello sponsor Tiscali dalla maglia a causa del colore viola. Cellino evitava di partire per i ritiri di venerdì, preferendo il giovedì o il sabato, e guai a salire su un aereo il 17 del mese. “Era vero, genuino, e mi ha sempre aiutato,” ha sottolineato Esposito. L’ex attaccante ha poi rivelato che nel 2007, prima di trasferirsi alla Roma, subì la rottura del crociato durante un allenamento in circostanze sfortunate: “Colpa di un allenamento come tanti: una palla sbagliata, il campo bagnato, e niente, stock. Fisicamente non mi sono mai più ripreso.”
L’esperienza alla Roma
Nonostante tutto, Esposito tornerebbe comunque alla Roma: “La sceglierei comunque.” Tuttavia, ha ammesso che durante il ritiro con Luciano Spalletti si sentiva “un fantasma.” Un errore decisivo contro il Manchester United in Champions League lo relegò in panchina per due mesi. Durante la settimana, era costretto a saltare gli allenamenti a causa di dolori al ginocchio: “Non ero più l’Esposito che conoscevano tutti, mi fermavo ogni tre per due.”
Il rimpianto per il Mondiale 2006
Il rimpianto più grande per Mauro Esposito è la mancata partecipazione al Mondiale del 2006: “Il rimpianto più grande è stato non aver giocato il Mondiale 2006. Sarei stato titolare.” Marcello Lippi lo aveva convocato per tutte le partite di qualificazione e lo aveva inserito nella lista dei 30 preconvocati, ma alla fine lo escluse. “Perché giocavo nel Cagliari e non in una big, come Camoranesi,” ha spiegato Esposito, chiarendo che, sebbene Lippi e Gigi Riva gli avessero detto che la convocazione era meritata, la voce che circolava era legata al club di appartenenza. “E ovviamente non è colpa del mister, sia chiaro,” ha aggiunto. Nonostante ciò, rappresentare l’Italia rimane un grande orgoglio per lui, ricordando con emozione il suo debutto contro la Slovenia, quando in piazza misero un maxischermo.
Parlando dei rapporti umani nel calcio, Esposito ha dichiarato: “Amici nel calcio? Mah, nessuno. Nel corso degli anni sono spariti tutti.” Ha mantenuto buoni rapporti con ex compagni come Langella, Suazo, Abeijon e Daniele Conti, con cui ha giocato in Sardegna, definita la sua “seconda casa” e il luogo che lo ha amato di più. Tuttavia, considera veri amici le persone di Polvica e la sua famiglia. “Il nostro è un ambiente dove quando smetti di giocare ci si allontana. Condividi annate, stagioni, e poi, alla fine, svanisce tutto,” ha concluso.

