L’ex difensore Fabio Galante, amico di Luciano Spalletti da oltre trent’anni, ha condiviso alcuni pensieri sull’allenatore, sottolineando la sua profondità emotiva e la sua dedizione al lavoro.
Galante ha ricordato i loro primi tempi a Empoli, dove Spalletti, allora allenatore, si prendeva cura di lui. “Già al tempo era un allenatore in campo”, ha detto Galante alla Gazzetta dello Sport, descrivendo la sua precoce attitudine all’insegnamento e alla cura dei giocatori.
Riguardo alla recente sconfitta della Juventus contro la Fiorentina, Galante ha ammesso che è stata una dura batosta per Spalletti e per il gruppo. “So che è molto deluso. Ho evitato anche di scrivergli, visto l’umore. So come reagisce ormai… dopo trent’anni e passa”, ha confidato l’ex difensore, evidenziando come Spalletti viva le sconfitte con grande intensità.
“È un perfezionista”, ha spiegato Galante. “Spalletti, se vanno male le cose, ne esce distrutto. Si prende tutta la responsabilità delle cose. Lo fa perché è un pignolo, non lascia nulla al caso e cura ogni dettaglio. Vive per la società in cui allena. Come le chiama lui ‘le sue tute da lavoro’”. Questa descrizione rivela un allenatore totalmente immerso nel suo lavoro, che vive ogni aspetto del club come proprio.
Sul futuro di Spalletti alla Juventus, Galante è categorico: “Non è nemmeno da mettere in discussione per me. So che si incontrerà con Elkann, ma la Juve deve ripartire da lui. Dovrebbero dargli la possibilità di iniziare da zero e di fare il mercato, uno scenario ovviamente diverso da quello che ha dovuto affrontare quest’anno. Se io fossi nella dirigenza non ci penserei due volte: uno come Lucio me lo terrei ben stretto”. L’ex giocatore insiste sulla necessità di dare a Spalletti continuità e supporto per poter costruire un progetto vincente.
Quando gli è stato chiesto dove si rifugia Spalletti nei momenti difficili, Galante ha descritto un luogo di pace e recupero: “Va a casa sua, in campagna a Montaione. Lì ha i suoi amici, i suoi attrezzi e i suoi animali. Costruisce altalene. È il suo rifugio: solo lì stacca e ricarica le pile. Un posto del cuore. Ha sempre funzionato”. Questo dettaglio umano aggiunge profondità al ritratto di Spalletti, mostrando un lato più intimo e rilassato lontano dai riflettori del calcio.

