L’opinionista Riccardo Trevisani critica duramente l’ex allenatore del Milan Massimiliano Allegri, definendo il suo calcio obsoleto e insostenibile. L’analisi confronta giocatori come Leao e Gimenez con Kean e Vlahovic, suggerendo che il vero problema potrebbe essere l’allenatore.
Riccardo Trevisani, una delle voci più critiche nei confronti dell’ex allenatore del Milan Massimiliano Allegri, ha espresso la sua opinione in modo inequivocabile. Oltre ai suoi interventi su Sportmediaset, Trevisani ha partecipato all’ultima puntata di “Fontana di Trevi” per Cronache di Spogliatoio, analizzando le ragioni del fallimento tecnico del Milan sotto la guida di Allegri.
Un Calcio Superato
“Allegri ha fallito perché propone un calcio tremendamente datato: non è una critica alla persona, ma al concetto di calcio che rappresenta, legato a idee di vent’anni fa non più applicabili nel calcio moderno. Il fatto che le idee calcistiche di giocatori come Fabregas e Gasperini, più innovativi e al passo con i tempi, abbiano portato alla Champions League, è emblematico di ciò che sta accadendo”, ha esordito Riccardo Trevisani.
Analisi Critica delle Dati
Nella sua analisi per Cronache di Spogliatoio, Trevisani ha smontato alcuni dei dogmi legati al lavoro di Allegri, ritenendoli non aderenti alla realtà. “Ho sentito per mesi affermazioni prive di senso: Allegri imbattuto da 24 partite, ma ottenute con molti pareggi e senza un gioco convincente. Si leggeva che con Rabiot non si perdeva, eppure tutte le ultime sconfitte sono avvenute con Rabiot in campo. Si affermava che con Rabiot saremmo stati la miglior difesa, ma non è stato così; anzi, il Como, guidato dal più giochista dei giochisti, ha dimostrato maggiore organizzazione.” Fabregas, il ‘ragazzino’ che ha appena iniziato, come definito da Allegri, ha raggiunto un obiettivo che Allegri stesso non è riuscito a centrare.
La Colpa è Sempre degli Altri?
Il giudizio critico sulla stagione appena conclusa alla guida del Milan si conclude con una domanda sulla responsabilità: “Nel calcio si dà spazio alle idee, alla qualità del gioco, a chi vuole crearlo, ma non è più un calcio in cui si possono giocare solo 15-20 minuti. Se Maignan è ancora il migliore in campo in Milan-Cagliari, qualcosa non va. Hai segnato al 2° minuto e poi smetti di giocare. Una cosa allucinante. Poi, nella classifica dei colpevoli, non c’è solo Allegri. Ci sono giganteschi problemi societari, ma la narrazione è distorta, come lo fu tre anni fa con la Juventus, quando Vlahovic e Kean furono improvvisamente etichettati come ‘pippe’. Oggi, Gimenez, Leao, Pulisic sono visti allo stesso modo: se gli attaccanti diventano sempre ‘pippe’, allora il ‘pippa’ è l’allenatore. L’allenatore che ha litigato con Arrivabene, Giuntoli, Furlani, eccetera. Se quando alleni lo spartito è sempre lo stesso, con un gioco ai minimi termini, liti dirigenziali, grandi conferenze stampa, ma zero proposte e zero risultati, allora è chiaro. Quel tipo di calcio, quel tipo di proposta vecchia e anziana, non va più bene nel calcio moderno, dove serve un approccio più preparato e contemporaneo. Io stesso sono stato il primo a pensare che Allegri avrebbe riportato il Milan in Champions League.”

