L’imminente passaggio di Gianpiero Lambiase alla McLaren, previsto non oltre il 2028, rappresenta un ulteriore colpo sismico all’infrastruttura in frantumi della Red Bull. Soprattutto, solleva nuovi dubbi sull’impegno a lungo termine di Max Verstappen con il team. L’ingegnere di gara olandese dal 2016, Lambiase si unirà alla McLaren come Chief Racing Officer alla scadenza del suo contratto.
La sua partenza completa una devastante trilogia di defezioni verso Woking, seguendo Rob Marshall e Will Courtenay, mentre la Red Bull ha visto la fuga di Adrian Newey e Jonathan Wheatley, con l’ex team principal Christian Horner licenziato l’anno scorso. Verstappen dichiarò notoriamente nel 2021 che avrebbe lavorato solo con Lambiase, affermando che si sarebbe ritirato dalle corse se il suo ingegnere fosse partito.
Sebbene il padre Jos Verstappen suggerisca che “le cose sono cambiate” da quei commenti, il tempismo è sinistro. Il quattro volte campione si trova nono in classifica dopo tre round, non essendo riuscito a salire sul podio con una RB22 sottotono. Il contratto di Verstappen scade nel 2028, tuttavia una clausola di uscita potrebbe essere attivata se non si trovasse tra i primi due nella classifica piloti entro la pausa estiva, cosa che appare molto improbabile.
Con la McLaren rafforzata dall’ex cervellone strategico della Red Bull e la Ferrari che monitora la sua situazione, e i legami di lunga data con la Mercedes, il futuro di Verstappen appare sempre più incerto mentre la scuderia di Milton Keynes continua il suo allarmante declino. Ma l’addio di Gianpiero Lambiase alla Red Bull è l’ultimo chiodo nella bara per Max Verstappen?

