L’ex arbitro, figura chiave nello scandalo Calciopoli, interviene sull’inchiesta che coinvolge gli attuali vertici arbitrali, affermando che il problema non risiede nei normali contatti con i designatori, ma nella frequenza e natura sospetta degli errori commessi.
Massimo De Santis, ex arbitro e protagonista di Calciopoli, il grande scandalo che scosse il calcio italiano nel 2006, esprime il suo parere sull’attuale situazione di caos che attanaglia i vertici arbitrali. De Santis, oggi avvocato, in un’intervista al Corriere della Sera, ripercorre il suo passato e analizza le vicende che vedono indagati il designatore Gianluca Rocchi e il supervisore VAR Andrea Gervasoni, sospesi dalle loro funzioni.
“Calciopoli? Un’occasione persa”
Con amarezza, De Santis definisce Calciopoli un'”occasione persa”. Ricordando la sua condanna in Cassazione per associazione a delinquere, sostiene che quell’indagine non avesse l’obiettivo di accertare la verità, ma di dimostrare un teorema preconcetto. “Spero che Rocchi e gli altri indagati incontrino giudici che cerchino la verità, non solo colpevoli”, afferma, ricordando come lui stesso fosse stato accusato di favorire la Juventus, nonostante la squadra avesse perso tre volte con lui in campo.
A proposito della partita Lecce-Parma, liquidata con una risata, De Santis mette in dubbio che l’arbitro fosse il vero problema, suggerendo che la gara avrebbe potuto proseguire anche senza un direttore di gara.
“Giustizia a orologeria”
Passando all’attualità, De Santis non nasconde il suo perplesso riguardo a molte partite e all’indagine in corso. Critica la struttura della Procura federale, definendola “inutile”. Sostiene inoltre che Rocchi avrebbe dovuto lasciare l’incarico molto tempo prima, ma che la FIGC abbia protetto la sua posizione a scapito dell’AIA, permettendogli di gestire arbitri che non sono cresciuti sotto la sua guida. De Santis ricorda una classe arbitrale e dirigenziale di alto livello in passato, con nomi come Paparesta, Pieri e Dattilo.
Per De Santis, il vero nodo della vicenda è la tempistica: “L’eliminazione dell’Italia dal Mondiale, le dimissioni di Gravina, il caos: mi sembra una giustizia a orologeria”. Lancia anche un appello affinché eventuali intercettazioni non siano l’unica base per emettere sentenze.
“Contatto o parlare con il designatore? Il problema è un altro”
De Santis non vede nulla di male nel fatto che un dirigente si confronti con un designatore: “Siamo nel 2026! Non ci vedo nulla di male se un dirigente si confronta con un designatore”. Sposta il focus su altri aspetti, dichiarando che il vero problema non sono i contatti, ma le spiegazioni che venivano fornite pubblicamente da Rocchi e dai suoi collaboratori riguardo a episodi simili, a volte diametralmente opposte.
“Troppi errori sospetti”
De Santis evidenzia come la persistenza di numerosi errori, nonostante l’impiego della tecnologia VAR, sia un aspetto preoccupante. “Fanno sospettare”, afferma, aggiungendo che “il VAR, per come è utilizzato, fa sospettare”. Sottolinea come l’errore dovrebbe essere pressoché azzerato e si interroga su come sia possibile continuare a sbagliare tra campo e VAR, o su come i fotogrammi del fuorigioco vengano acquisiti correttamente.
Come soluzioni, De Santis propone due interventi: “Il VAR a chiamata, come si fa in Serie C. E cambiare il sistema dei voti: come può un osservatore con poche gare dirette, magari nei Dilettanti, giudicare un arbitro di A? Troppo facile influenzarlo”.

