Il club catalano e i suoi tifosi non riescono a coronare il sogno di vincere la Champions League nemmeno in questa stagione. La sconfitta contro l’Atletico Madrid mette in luce problemi difensivi ricorrenti.
Il Barcellona esce sconfitto per 2-1 dall’Estadio Metropolitano di Madrid contro l’Atletico. Questo risultato non è sufficiente per permettere a Lamine Yamal e compagni di accedere alle semifinali della Champions League e segna la seconda dolorosa eliminazione contro una squadra che adotta uno stile di gioco completamente differente da quello blaugrana.
L’anno scorso fu l’Inter di Simone Inzaghi a ostacolare l’accesso alla finale (poi persa 5-0 dai nerazzurri contro il PSG); quest’anno la storia si è ripetuta contro i Colchoneros di Cholo Simeone, vittoriosi nel doppio confronto dei quarti di finale. In tutte e quattro le partite, tuttavia, il filo conduttore è e rimane uno: le difficoltà difensive del Barcellona, che ha subito 7 gol dai nerazzurri un anno fa e 3 dai rojiblancos quest’anno.
ERRORI SU ERRORI
All’andata, fu il cartellino rosso inflitto a Cubarsì (con l’intervento del VAR) alla fine del primo tempo a condizionare la partita, terminata 2-0. Sebbene il gol su punizione di Julian Alvarez sia stato eccezionale, anche la rete di Sorloth, frutto di un’azione verticale iniziata a centrocampo, ha pesato.
Nella gara di ritorno, il copione si è ripetuto con il gol del 2-1 di Ademola Lookman, segnato in contropiede in campo aperto, e con l’espulsione di Eric Garcia per un fallo su Sorloth in chiara occasione da gol. Questo ha costretto Yamal e compagni a un forcing finale infruttuoso.
FLICK NON CAMBIA IDEA
Questo è il Barcellona, ed è stato così anche un anno fa contro l’Inter nelle semifinali. Il modo in cui Hansi Flick intende il calcio non ammette variazioni sul tema.
Il suo approccio è iper offensivo, verticale, volto a mettere in difficoltà le squadre avversarie in fase di impostazione con l’obiettivo di recuperare palla altissima e innescare subito i compagni. Tuttavia, presenta un difetto che, come sottolineato ad esempio da Boban negli studi di Sky Sport, ricorda quello del Barcellona di Guardiola, ma con una criticità maggiore: “Puyol e Piqué non difendevano così, erano molto più accorti, erano più attenti e concentrati e non così alti“.
LA CORTE A BASTONI
Non è un segreto che il Barcellona stia cercando sul mercato un difensore centrale, preferibilmente mancino, da integrare nella rosa a disposizione di Flick. E il nome caldo da tempo è quello di Alessandro Bastoni dell’Inter, il cui club è stato quello che ha causato l’eliminazione dei catalani nella passata stagione.
Bastoni è un centrale di assoluto livello, ricercato e corteggiato da molti, e la sua eventuale acquisizione potrebbe andare ben oltre un semplice cambio di modulo da una difesa a tre a una a quattro.
È BASTONI LA SOLUZIONE?
La domanda che si pongono al Camp Nou, però, è più profonda. Se Flick continuerà a scegliere di utilizzare questo stile difensivo, con una linea arretrata altissima, quasi sulla metà campo, e 50 metri di campo da coprire in rincorsa, con avversari capaci di leggere gli spazi (come dimostrato in queste due partite, anche contro avversari non fulminei come Sorloth), Bastoni è davvero la soluzione ideale?
Bastoni è forse il miglior centrale in fase di costruzione, quasi un terzino aggiunto nelle idee dell’Inter, ma in un aspetto in cui ha dimostrato di faticare un po’ di più è proprio la rincorsa in campo aperto. D’altronde, negli ultimi anni gli allenatori interisti che hanno provato ad alzare la linea difensiva della loro squadra sono sempre dovuti tornare sui propri passi.
Bastoni è un top player, ma questo stile difensivo metterebbe in difficoltà chiunque, anche lui. Allora sarà Flick ad avere il coraggio di cambiare per il bene di un Barcellona che sogna la Champions?

