Stephen Makinwa, ex attaccante della Lazio, ha recentemente rilasciato un’intervista approfondita, ripercorrendo le tappe salienti della sua carriera calcistica in Italia. L’ex calciatore nigeriano, che oggi risiede a Roma e opera come agente sportivo, ha condiviso dettagli inediti e controversi riguardo al suo percorso in Serie A.
L’Arrivo in Italia e i Misteri del Mercato
“Mi ci è voluto un po’ per comprendere appieno la cultura italiana. Ricordo che l’allenatore arrivava al campo in bicicletta, e mi chiedevo se fosse così povero, perché in Africa la bici è per chi non ha soldi. Nonostante ciò, noi della Berretti ci sentivamo forti, capaci di tenere testa anche alla prima squadra. Durante un provino per il Milan, corsi i cento metri in 10”3, se la memoria non mi inganna. Al Como, poi, mi ritrovai da un giorno all’altro giocatore del Genoa, appena acquisito dal mio presidente Preziosi, ma fui costretto a rimanere lì. Una situazione che non ho mai pienamente compreso.”
Le Capriole
“Ho iniziato a fare le capriole da bambino, allenandomi sul letto di mia madre o sulla sabbia. Anche Oba Martins ne faceva molte, ma lui era più rapido, mentre io ero più elegante nel mio stile.”
La Verità su Lotito
“Il periodo alla Lazio avrebbe dovuto rappresentare l’apice della mia carriera, ma fu segnato dai problemi al ginocchio. Ero in prestito alla Reggina quando si rese necessario un intervento di pulizia della cartilagine. Il medico della Lazio mi chiese: ‘Ma chi paga?’. Ero allibito. Poi chiamò Lotito e, dopo la conversazione, mi disse: ‘Anticipi tu le spese, poi il presidente ti rimborserà’. Quel rimborso non è mai arrivato. Sento che il club avrebbe potuto tutelarmi maggiormente, non solo come atleta, ma anche come persona. Durante le presentazioni della squadra all’Olimpico, ero spesso accolto dai fischi, un peso non indifferente. Più difficile anche di quando a Conegliano sentivo le sicure delle auto scattare se mi avvicinavo a piedi, o di quando Aronica mi apostrofò con un insulto razzista dopo un contrasto. Successivamente, da compagni alla Reggina, facemmo pace. Ma ancora oggi fatico ad andare all’Olimpico.”

