Proprio nell’anno in cui la Nazionale italiana disputava la sua ultima fase finale di un Mondiale, il centravanti italo-argentino aveva preso una direzione diversa nella sua vita. Tuttavia, un’inversione di rotta successiva si rivelò cruciale per il definitivo lancio della sua carriera calcistica.
Alla fine, la decisione è presa: Mateo Retegui scenderà in campo dal primo minuto. Nonostante la sua prestazione contro l’Irlanda del Nord giovedì scorso sia stata considerata la più opaca nella partita che ha segnato la qualificazione dell’Italia, e malgrado nei giorni recenti si sia discusso ampiamente sulla sua presenza in campo dall’inizio.
Il commissario tecnico Gattuso ha risolto il dilemma del ballottaggio con Pio Esposito; salvo imprevisti, il centravanti dell’Al-Qadsiah sarà parte della formazione titolare in Bosnia, mentre il giocatore dell’Inter inizierà dalla panchina, pronto a subentrare come già accaduto a Bergamo.
La serata a Zenica si preannuncia significativa per tutti. Per l’Italia, che punta a tornare a un Mondiale dopo un’assenza di 12 anni. E per lo stesso Mateo, che proprio nel periodo in cui la Nazionale interrompeva il suo legame con le fasi finali della competizione, aveva stabilito di dedicarsi ad altro nella vita, abbandonando il sogno di diventare calciatore.
Calcio e Hockey: Due Passioni
Durante gli anni dell’adolescenza, il futuro attaccante del Genoa, dell’Atalanta e della Nazionale Italiana era un grande sostenitore dell’hockey su prato. Anzi, ad esserlo erano soprattutto le persone a lui vicine: la famiglia, gli amici. Questa influenza lo portò a praticare entrambi gli sport in parallelo: il calcio e l’hockey.
Retegui militava nelle giovanili del River Plate, ma il percorso era arduo. Anche se giocare per la squadra del cuore suo e della sua famiglia avrebbe dovuto fornire una spinta extra, Mateo incontrava difficoltà nell’adattarsi e il club non riponeva piena fiducia in lui. Così, all’età di 14 anni, il club decise di svincolarlo.
Questo evento fu un vero shock per Retegui, spingendolo a una decisione radicale: abbandonare il calcio per dedicarsi interamente all’hockey, disciplina in cui aveva già mostrato il suo talento, arrivando a far parte della Nazionale juniores argentina.
Un Mondiale dal Sapore Amaro
Nel 2014, l’anno che segna l’ultima presenza dell’Italia a un Mondiale, Retegui non era più un calciatore. Aveva scelto l’hockey su prato, orientando la sua vita verso altri orizzonti. Il sogno di affermarsi nel mondo del calcio appariva ormai svanito.
Intanto, la Nazionale italiana di Cesare Prandelli si recava in Brasile per affrontare la competizione mondiale, ma l’avventura si rivelò deludente: dopo la vittoria iniziale nel girone contro l’Inghilterra, subì due sconfitte di misura contro Costa Rica e Uruguay, venendo eliminata e non riuscendo a superare la fase a gironi.
All’insaputa di tutti, sia l’Italia che Retegui erano sul punto di vivere una trasformazione profonda nelle loro rispettive traiettorie: Retegui sarebbe presto tornato al calcio, mentre l’Italia avrebbe saltato i Mondiali per (almeno) i successivi 12 anni.
La Proposta del Boca Juniors
Anni fa, in un’intervista a TyC Sports, Retegui rivelò che il calcio, seppur non a livello professionistico, non aveva mai realmente abbandonato la sua vita. Anzi, gli era sempre piaciuto avere un pallone tra i piedi, anche dopo la profonda delusione subita al River.
“Per due anni non ho giocato a calcio, se non con gli amici,” ha raccontato il centravanti in quella stessa intervista, “finché la passione non è riemersa.”
Nel 2016, fu il Boca Juniors a riaccendere quella fiamma. L’altro colosso calcistico argentino lo chiamò e lui, nonostante la sua fede per il River, accettò. Questo accadde anche se il padre non era del tutto convinto, preferendo che il figlio proseguisse con l’hockey su prato.
“Apparve Diego Mazzilli, uno scout del Boca Juniors,” ha confessato Retegui alla Gazzetta dello Sport nel 2023, “un giorno mi vide giocare a calcio in spiaggia e mi domandò se volessi fare un provino. Si ricordava di avermi visto nelle giovanili del River Plate da bambino: dopo un paio di settimane, il Boca mi ingaggiò e in quel momento decisi che il calcio sarebbe stata la mia strada definitiva.”
Questo segnò il vero inizio della sua rinascita. Anche se le opportunità al Boca Juniors rimasero limitate, con diversi prestiti che lo portarono all’Estudiantes e al Talleres con risultati altalenanti, fu con il Tigre che la sua carriera esplose, attirando l’attenzione di Roberto Mancini per la Nazionale e garantendogli il trasferimento al Genoa in Serie A.
Un Destino Incrociato
La svolta definitiva si è concretizzata nel 2023, quando la Nazionale italiana e il CT Mancini scoprirono Retegui in Argentina. Fu rivelato che il nonno materno aveva radici siciliane e la famiglia paterna origini liguri. Di conseguenza, Mateo ottenne la naturalizzazione, accettando di indossare la maglia azzurra.
“Cosa mi ha fatto innamorare della Nazionale? L’Italia,” ha dichiarato in una recente conferenza stampa. “Dal mio primo arrivo qui, non ho mai avuto esitazioni. Per me è l’evento più significativo della mia vita; indossare questa maglia e rappresentare l’Italia significa tutto. Sono estremamente orgoglioso di vestire questa casacca.”
L’evento più importante della sua vita? Forse uno dei due, almeno nel contesto calcistico. Senza la scelta di tornare a giocare a calcio, infatti, nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile. E ora, a distanza di 12 anni, Retegui e l’Italia aspirano a tornare insieme a un Mondiale, che avrebbe un significato davvero speciale per entrambi.

