Gianni Petrucci, presidente della Federazione Italiana Pallacanestro, ha condiviso la sua visione sulla crisi che affligge il calcio italiano, sottolineando l’importanza di un dialogo costante tra governo, CONI e vertici del calcio per implementare le necessarie riforme, in particolare su tassazione e agevolazioni fiscali. Auspica una collaborazione strutturata che definisca un percorso condiviso tra politica e sport.
Riguardo le dimissioni di Gabriele Gravina, Petrucci le ha considerate inevitabili dato il contesto creatosi, pur riconoscendo il valore del suo mandato, culminato con la vittoria degli Europei. Con una battuta, ha suggerito che se Gravina avesse calciato lui il rigore decisivo a Zenica, la qualificazione non sarebbe sfuggita.
Sulla ricerca del successore di Gravina, Petrucci non si espone direttamente su Giovanni Malagò, suo amico di lunga data e con esperienza nel mondo del calcio. Tuttavia, riflette sulla necessità che le cariche istituzionali non siano ricoperte solo da ex calciatori, citando però esempi virtuosi di grandi giocatori come Demetrio Albertini, Paolo Maldini e Damiano Tommasi che hanno dimostrato capacità dirigenziali.
Per quanto concerne la guida tecnica della Nazionale, Petrucci esprime una chiara preferenza per Roberto Mancini, l’ultimo allenatore ad aver conquistato un trofeo con gli Azzurri. Apprezza la sua capacità di affrontare discussioni che vanno oltre lo sport, ma ammonisce contro la tendenza di alcuni tecnici a presentarsi in televisione con un atteggiamento da “Einstein”, suggerendo un approccio più concreto e meno intellettuale.

