Federico Chiesa, attaccante del Liverpool, fa il suo ritorno in Nazionale dopo diciannove mesi, una scelta decisa da Gattuso che lo ha inserito nella lista dei convocati per le decisive sfide di qualificazione mondiale. Questa decisione, tutt’altro che scontata, ha sorpreso molti, specialmente considerando gli eventi dell’autunno scorso.
Per comprendere appieno la situazione, è necessario riavvolgere il nastro a ottobre, quando Chiesa rifiutò la convocazione azzurra, adducendo motivazioni legate alla sua condizione fisica e mentale. Un rifiuto replicato anche a novembre, dopo un confronto con il CT Gattuso che lo avrebbe voluto a disposizione per gli impegni con Moldavia e Norvegia.
Una scelta discussa, ma condivisa con il CT
La posizione di Chiesa fu allora bersaglio di numerose critiche, ma Gattuso aveva sempre difeso la scelta del giocatore, sottolineando l’importanza di rispettare la decisione di un atleta che non si sente al cento per cento delle proprie forze e desidera recuperare appieno. Ora, però, la domanda sorge spontanea: ha fatto bene Gattuso a richiamarlo per due partite potenzialmente decisive? È giusto convocare un giocatore che ha rifiutato due volte la maglia della Nazionale in momenti cruciali per il calcio italiano?
La linea dura di Velasco e la stagione al Liverpool
Alcune voci autorevoli, come quella di Julio Velasco, il celebre CT dell’ItalVolley, esprimono una linea dura: chi in passato ha detto “no” alla Nazionale dovrebbe restare fuori. Secondo Velasco, non si può decidere autonomamente il proprio percorso di recupero per poi rientrare, in quanto la gestione spetta allo staff medico della Federazione. Sebbene le sue parole non fossero direttamente riferite a Chiesa, la loro risonanza è stata forte, alimentando il sentimento di chi non vorrebbe l’ex Juventus e Fiorentina con la maglia azzurra, soprattutto dopo una stagione in cui ha avuto un ruolo piuttosto marginale al Liverpool. Il suo bilancio stagionale parla di 31 presenze, con 3 gol e 3 assist, per un totale di poco più di 600 minuti giocati e una media di soli 21 minuti a partita.
Le ragioni di Gattuso: esperienza e qualità
Nonostante le critiche e l’impopolarità della decisione, Gattuso è fermamente convinto della sua scelta e pronto a difenderla. Rino, noto per non tirarsi mai indietro di fronte alle responsabilità, vede in Chiesa un elemento di valore aggiunto, non una soluzione di ripiego. E ci sono motivi solidi per credere alla sua visione. Con 51 presenze, Chiesa è l’attaccante più esperto del gruppo e il terzo giocatore con più caps in assoluto in questa rosa, dietro solo a Donnarumma (79) e Barella (68). La sua conoscenza delle sfide cruciali, il suo essere consapevole dell’importanza dei momenti decisivi, lo rendono un profilo prezioso.
Inoltre, Chiesa possiede caratteristiche tecniche che nessun altro attaccante in rosa può offrire. Nonostante il ruolo minore al Liverpool, ha mostrato un’evidente crescita, soprattutto dal punto di vista mentale. La sua capacità di incidere dalla panchina, con intensità e qualità, lo rende una potenziale arma vincente per l’Italia, come ha dimostrato in diverse occasioni con i Reds quest’anno. Per ora, potrebbe non essere un titolare in questa Italia, ma la sua presenza rappresenta una carta vincente che Gattuso ha scelto di giocarsi.

