Nel 2018, all’età di soli diciannove anni, Kylian Mbappé si è imposto sulla scena mondiale, trasformando i Mondiali in una vetrina personale. Ha frantumato record e replicato imprese mai viste dai tempi di Pelé, conducendo la Francia a un trionfo che preannunciava l’inizio di un’era. Questo articolo ripercorre i momenti cruciali: i gol che gli hanno cambiato la vita, la partita in cui ha oscurato Lionel Messi, la finale che ha consacrato la sua ascesa e le lodi ricevute persino da Pelé, che lo ha accolto nel ristrettissimo club delle leggende del calcio.
“Non voglio essere una meteora nel mondo del calcio”, aveva dichiarato Kylian Mbappé dopo la finale dei Mondiali 2018. Parole che smentivano la sua giovane età, ma che non lasciavano spazio a dubbi sulle sue ambizioni. A soli 19 anni, aveva già guidato la Francia alla vittoria sul più prestigioso palcoscenico calcistico, eguagliando per ben due volte uno dei più grandi di sempre. Da quel momento, i riflettori non si sono mai spenti su di lui.
Mbappé non era un volto completamente nuovo quando giunse in Russia come figura emergente della nazionale francese di Didier Deschamps. Dopo il suo successo al Monaco, l’anno precedente era approdato al Paris Saint-Germain, la squadra della sua città natale, inizialmente in prestito (con un trasferimento definitivo già concordato) per l’ingente somma di 180 milioni di euro. Ciò lo rendeva, a soli 19 anni, il secondo giocatore più costoso di sempre. L’investimento fu subito ripagato, con 38 gol nella sua stagione d’esordio a Parigi.
Tuttavia, il modo in cui Mbappé dominò, con una tale precocità, era un fenomeno che non si vedeva dai tempi di Pelé in Svezia nel 1958. Kylian ha replicato le gesta dell’eterna icona brasiliana. La magia dei Mondiali risiede proprio in quest’opportunità unica, che si presenta ogni quattro anni, di assistere alla nascita di una stella sul palcoscenico globale. Nel 2018, quella stella fu indubbiamente Mbappé.
Questo evento segnò il prologo di una carriera destinata ai massimi livelli, con Mbappé che si è affermato come la superstar attesa, sia nel suo club che in nazionale, dimostrando di essere ben più di una semplice “meteora” dello sport.
L’ESORDIO AI MONDIALI: UN GOL DECISIVO
L’inizio della Francia in Russia non fu dei più brillanti. Nonostante una rosa stellare con nomi come Paul Pogba, N’Golo Kanté e Raphaël Varane, la squadra faticò a superare l’Australia con un rigore e un autogol fortunato, per poi incontrare ulteriori ostacoli contro il coriaceo Perù.
Nonostante le incertezze iniziali, Mbappé si rivelò cruciale per la qualificazione dei Bleus agli ottavi. Il suo primo gol in un Mondiale, probabilmente il più semplice della sua carriera fino a quel momento, è difficilmente memorabile senza consultare gli archivi: un tap-in da brevissima distanza, dopo che un tiro deviato di Olivier Giroud aveva superato il portiere peruviano. In quell’istante, divenne il più giovane marcatore nella storia dei Mondiali per la sua nazione.
La Francia, con alcuni cambiamenti nella formazione, pareggiò 0-0 contro la Danimarca nell’ultima partita del Gruppo C, mantenendo un profilo basso. Tuttavia, il gol di Mbappé aveva già assicurato la qualificazione agli ottavi come capolista del girone.
SULLA SCENA MONDIALE: CONTRO MESSI, COME PELÉ
Il 30 giugno 2018 fu la data che accese i riflettori sul talento di Mbappé. Se le sue prestazioni nella fase a gironi non avevano ancora catturato l’attenzione generale, gli ottavi di finale avrebbero sicuramente cambiato le cose.
L’incontro tra Kylian Mbappé e Lionel Messi, destinato a diventare un classico mondiale, fu l’esito di un deludente secondo posto dell’Argentina nel Gruppo D, che la portò a scontrarsi irresistibilmente con la Francia a Kazan nel primo turno a eliminazione diretta.
Quella partita, prematuramente definita il passaggio di consegne del miglior giocatore al mondo, si rivelò un punto di svolta nella carriera del giovane francese, che sfoggiò tutte le sue qualità e una straordinaria capacità di finalizzazione, inaugurando così la sua era.
Fu Mbappé a scatenare il primo brivido dopo soli 11 minuti, recuperando palla nella propria metà campo dopo un errore di Messi. Seguì una dimostrazione impressionante delle sue capacità: si lasciò alle spalle quasi l’intera difesa argentina, seminando gli inseguitori e irrompendo nell’area di rigore, prima di essere atterrato dall’incolpevole Marcos Rojo, incapace di contenerlo.
Antoine Griezmann trasformò il rigore, ma la partita, imprevedibile, tornò in parità intorno all’ora di gioco dopo i gol spettacolari di Ángel Di María e Benjamin Pavard, e un tiro deviato di Messi che diede temporaneamente il vantaggio all’Albiceleste. Ma nel giro di soli quattro minuti, Mbappé prese le redini dell’incontro, strappando la vittoria all’Argentina.
Al 64° minuto, controllò un pallone e si creò spazio in un’area affollata, scagliando un potente sinistro che scivolò sotto le mani del portiere Franco Armani, portando la Francia sul 3-2. Con i tifosi ancora in festa, una fluida azione corale dalla difesa culminò con Olivier Giroud che servì con precisione il diciannovenne, il quale concluse al volo nell’angolino basso, scatenando il delirio sugli spalti.
Nonostante il successivo gol di Sergio Agüero, quella prodezza permise a Mbappé di eliminare una leggenda come Messi, eguagliando un’altra icona: divenne infatti il primo adolescente a segnare due gol in una partita a eliminazione diretta di un Mondiale dal diciassettenne Pelé in Svezia nel 1958. Dopo 60 lunghi anni, quel record era finalmente stato eguagliato.
IL RICONOSCIMENTO DI PELÉ E L’UMILTÀ DI MBAPPÉ
Questa performance eccezionale gli valse le lodi del leggendario Pelé, che su Twitter scrisse: “Complimenti, @KMbappe. Due gol in un Mondiale a un’età così giovane ti mettono in ottima compagnia. Buona fortuna per le prossime partite! Tranne quella contro il Brasile!”.
Nonostante l’ingresso in quel ristrettissimo club di fenomeni accanto all’icona brasiliana, Mbappé mostrò un’umiltà sorprendente per la sua età, dopo aver guidato il suo paese ai quarti di finale. “È gratificante essere il secondo dopo Pelé, ma dobbiamo contestualizzare: Pelé appartiene a una categoria a sé stante”.
“È fantastico essere annoverato tra questi giocatori e segnare nelle fasi a eliminazione diretta. Sono giovane, sono nato nello stesso anno in cui la Francia ha vinto i Mondiali (1998). Quella fu la nostra unica vittoria, ma questa è la nostra opportunità per dimostrare il nostro valore. Non c’è palcoscenico migliore per brillare. Qui ci sono tutti i migliori giocatori, è il contesto più grande”.
“Il 1998 è stato un anno propizio: abbiamo vinto i Mondiali ed è nato Kylian”, aggiunse Deschamps, riconoscendo come Mbappé avesse fatto un enorme passo avanti verso l’eccellenza. “In una partita così cruciale ha esibito tutto il suo talento. Oltre a segnare due gol e a procurarsi il rigore, ha anche difeso egregiamente quando necessario. È un ragazzo straordinario. Ama il calcio, è informato su ogni club e giocatore. Sono molto felice che sia francese e che stia crescendo così bene”.
Anche i suoi compagni di squadra riconobbero l’importanza di quel momento per la carriera del giovane attaccante. “Questo è il Kylian che volevamo vedere”, dichiarò Griezmann ai media. “Ha fatto la differenza procurandosi il rigore e poi segnando due gol. È evidente che ci sta dando un contributo immenso. Nei momenti di difficoltà, lui c’era. Il mondo ora scoprirà il potenziale della nostra squadra, ma il talento di Kylian è sotto gli occhi di tutti”.
LA PAZIENZA DELLA STELLA NELLE FASI FINALI
Sembrò quasi un presagio che Mbappé non avesse un impatto altrettanto decisivo nei quarti e nelle semifinali, prima di riemergere da protagonista sul palcoscenico più importante. Nel frattempo, la Francia, spesso criticata per le sue tattiche conservative, si batteva per raggiungere la finale a Mosca.
Nei quarti di finale contro l’Uruguay, fu Griezmann a trascinare la squadra, fornendo un assist su punizione a Varane e poi segnando con un tiro dalla distanza che il portiere Fernando Muslera non riuscì a trattenere, sigillando una vittoria per 2-0 che testimoniava l’implacabile efficienza dei Bleus. Mbappé ebbe un’ottima occasione per sbloccare il risultato, ma il suo colpo di testa fu impreciso.
Nella semifinale contro il Belgio, Mbappé fu il faro della Francia, che dovette difendersi a lungo contro la “generazione d’oro” belga, guidata da Eden Hazard e Kevin De Bruyne. Sebbene non abbia segnato, Mbappé rappresentò una costante minaccia in contropiede, sfruttando la sua velocità e intelligenza tattica per posizionarsi sempre al meglio, tenendo costantemente sotto pressione la difesa belga.
Un momento saliente fu il suo doppio tocco per servire Giroud davanti alla porta, ma il tiro dell’attaccante venne bloccato. Alla fine, tuttavia, fu il colpo di testa di Samuel Umtiti a bastare per proiettare gli uomini di Deschamps verso la finale, dove avrebbero incontrato la Croazia.
LA GLORIA NELLA FINALE MONDIALE
Dopo un periodo di relativa quiete dal suo dominante spettacolo contro l’Argentina negli ottavi, ci si chiedeva se Mbappé sarebbe stato all’altezza del palcoscenico più prestigioso del calcio mondiale. La risposta? Un sonoro sì.
Per i primi 45 minuti, tuttavia, la situazione non lo suggeriva: il giovane attaccante fu piuttosto assente nella prima metà di una finale caotica, forse travolto dall’importanza del momento. La Francia chiuse il primo tempo in vantaggio per 2-1, ancora una volta grazie a un autogol e un rigore, una dinamica che richiamava la sua prima vittoria nel torneo, contro l’Australia nella fase a gironi.
Nel secondo tempo, però, Mbappé si accese, scatenando il panico nella difesa croata con i suoi contropiedi, mentre la Francia consolidava il proprio vantaggio. Fu una sua serpentina sulla fascia destra a portare la palla a Pogba, che con un potente sinistro realizzò il gol del 3-1.
Solo sei minuti più tardi, arrivò il culmine dello straordinario Mondiale di Mbappé. La stella del PSG si spostò dalla fascia destra verso il centro, ricevette un passaggio da Lucas Hernández, prese la mira e concluse con un preciso tiro rasoterra da 25 metri che si infilò nell’angolino.
Il fischio finale. “Il ragazzo con il mondo ai suoi piedi: Kylian Mbappé”, esclamò Peter Drury durante la telecronaca. “Immaginate la vita che attende questo giovane”.
Con quel tiro di destro, Mbappé eguagliò il grande Pelé per la seconda volta nello stesso torneo, diventando il secondo adolescente a segnare in una finale di Coppa del Mondo. La Francia, intanto, sollevava il trofeo per la prima volta dal 1998, proprio l’anno di nascita del suo nuovo eroe.
L’ENTRATA NEL CLUB ESCLUSIVO E LE LEZIONI DI UMILTÀ
Ancora una volta, Pelé stesso si mostrò entusiasta di accogliere Mbappé in questo ristretto pantheon di giovani marcatori mondiali. “Solo il secondo adolescente a segnare in una #WorldCupFinal!”, twittò. “Benvenuto nel club, @KMbappe — è fantastico avere compagnia!”. L’allora 77enne aggiunse scherzosamente: “Se Kylian continua a eguagliare i miei record così, forse dovrò rispolverare le mie scarpe da calcio…”.
Era evidente che il giovane attaccante avesse conquistato l’ammirazione dell’icona con cui condivideva quel record unico. Più tardi, nel dicembre dello stesso anno, Pelé dichiarò: “Ho già fatto i complimenti a Mbappé l’anno scorso, dicendogli che era un grande giocatore. Ha vinto i Mondiali a 19 anni; io ne avevo solo 17 quando li vinsi. Gli ho detto che potrebbe eguagliarmi, credo che possa diventare il nuovo Pelé. Molti pensano che l’abbia detto per scherzo, ma no, non è uno scherzo!”.
In effetti, durante il torneo e nonostante il clamore mediatico che lo circondava, Mbappé dimostrò di aver già compreso cosa fosse necessario per diventare uno dei migliori di tutti i tempi. “Ho imparato che le più grandi stelle e i migliori giocatori sono i più umili, quelli che rispettano di più le persone”, affermò in una rara intervista per la copertina della rivista Time, pubblicata più tardi nel 2018. “Ci sono tre criteri: rispetto, umiltà e lucidità. Mia madre mi ha sempre detto che per diventare un grande calciatore, devi essere, prima di tutto, un grande uomo”.
IL FUORICLASSE CHE NON VOLEVA ESSERE UNA METEORA
Le dichiarazioni di Mbappé immediatamente dopo la finale di Mosca, con i coriandoli ancora sul prato dello stadio Luzhniki, rivelavano la sua straordinaria umiltà, lucidità e una mentalità da campione, nonostante la giovanissima età.
“Sono felicissimo. Ho espresso le mie ambizioni prima dei Mondiali. Il cammino è stato lungo, ma ne è valsa la pena. Siamo fieri di aver portato gioia ai francesi. Questo era il nostro obiettivo: far dimenticare loro ogni problema. È per questo che giochiamo. Non voglio essere una semplice meteora nel calcio. Diventare campione del mondo lancia un messaggio. Desidero fare ancora meglio, ma vincere i Mondiali è già un ottimo inizio”.
Ripercorrendo i Mondiali del 2018 e gli otto anni successivi, è chiaro che Mbappé non aveva motivo di preoccuparsi. Quel torneo si è rivelato il suo trampolino di lancio verso la fama globale, brillando sotto i riflettori russi e eguagliando per ben due volte quello che è forse il più grande calciatore di tutti i tempi.
Avendo pienamente realizzato il suo potenziale di diventare uno dei migliori giocatori del pianeta, a soli 26 anni è già un’icona indiscussa dei Mondiali.

