L’attesissimo Gran Premio inaugurale di Formula 1 del Vietnam, previsto per il 5 aprile 2020 ad Hanoi, avrebbe dovuto segnare un momento significativo per lo sport. Presentato come una spettacolare gara cittadina e simbolo dell’espansione della F1 in nuovi mercati sotto Liberty Media, il circuito stradale di Hanoi, lungo 5.613 chilometri e progettato da Hermann Tilke con un costo stimato di 600 milioni di dollari, rimase in silenzio, segnando uno dei capitoli più insoliti nella storia moderna della F1.
Annunciato nel 2018 con un accordo pluriennale, il Gran Premio del Vietnam era una pietra angolare della crescita strategica della Formula 1, essendo la prima destinazione completamente nuova assicurata in quell’era. Il presidente della F1 aveva espresso l’ambizione di sviluppare nuove città ospitanti, e Hanoi rappresentava una chiara realizzazione di quella visione. Il circuito ibrido, con 23 curve e un rettilineo di 1,5 km progettato per velocità superiori a 330 km/h, incorporava persino elementi ispirati a piste iconiche come il Nurburgring, Monaco, Suzuka e Sepang.
Tuttavia, mentre la pandemia di COVID-19 si intensificava nel marzo 2020, il calendario sportivo globale si sgretolò. A seguito della cancellazione del Gran Premio d’Australia, l’evento vietnamita fu inizialmente posticipato. Sebbene il presidente della FIA avesse sottolineato la priorità della sicurezza pubblica, c’era un barlume di speranza che la gara potesse essere riprogrammata più avanti nell’anno, soprattutto dato il successo iniziale del Vietnam nella gestione del virus. Eppure, le immense sfide logistiche degli eventi internazionali di Formula 1 alla fine resero ciò impossibile. Entro ottobre 2020, la gara fu ufficialmente cancellata, apparentemente un’altra vittima di una stagione interrotta che vide il calendario ridursi da 22 a 17 gare.
Ma una ragione più profonda per la definitiva scomparsa del Gran Premio stava contemporaneamente emergendo dietro le quinte. Nell’agosto 2020, Nguyễn Đức Chung, l’influente presidente del Comitato Popolare di Hanoi e una figura centrale nell’ottenere l’evento di F1 per la città, fu arrestato con accuse di corruzione. Queste accuse, sebbene non correlate al Gran Premio stesso, recisero il vitale sostegno politico del progetto. Senza il patrocinio di Chung, lo slancio per l’evento svanì.
Le conseguenze furono rapide e definitive. Il Gran Premio del Vietnam fu escluso dal calendario provvisorio di Formula 1 del 2021 e, a differenza di altre gare posticipate dalla pandemia, non trovò mai la via del ritorno. I guai legali di Chung culminarono in una condanna a dieci anni di prigione nel 2022, estinguendo di fatto ogni residua speranza di rilancio della gara.
Oggi, il circuito di Hanoi si erge come un commovente ricordo di una grande visione incompiuta. Grandi sezioni della sua infrastruttura giacciono dormienti, una testimonianza silenziosa di anni di pianificazione e costruzione che non hanno mai visto un singolo giro competitivo di Formula 1. La combinazione unica di una crisi sanitaria globale e di una significativa instabilità politica locale creò una tempesta perfetta, sigillando in ultima analisi il destino dell’ambizioso ingresso del Vietnam nella Formula 1.

