Il Gran Premio di Malesia del 2009 è impresso nella storia della Formula 1 non solo per il suo drammatico abbandono indotto da un monsone, ma per un segreto che avrebbe potuto riscrivere le sorti del campionato. Il 5 aprile 2009, il Circuito Internazionale di Sepang fu sommerso da un acquazzone tropicale di proporzioni epiche, trasformandosi in un incubo acquatico e costringendo i commissari di gara a interrompere e infine sospendere definitivamente la competizione dopo sole 33 delle 56 tornate previste.
La gara non riprese più, e i risultati furono presi dalla classifica al termine del 31° giro, in conformità con l’articolo 42.8 del regolamento sportivo, essendo l’ultimo giro completamente completato. Questa decisione assegnò a Jenson Button una vittoria fortuita che, tuttavia, celava un problema critico latente nella sua monoposto Brawn GP. Quella che apparve come una prestazione dominante dal futuro campione del mondo avrebbe potuto disfarsi in modo spettacolare se la gara fosse ripartita.
Anni dopo, James Vowles, attuale team principal della Williams e all’epoca capo della strategia della Brawn nel 2009, rivelò che l’acqua piovana si era infiltrata nell’elettronica del volante di Button durante la sospensione. Se la corsa fosse ripresa, la monoposto di Button non sarebbe stata in grado di continuare, un guasto meccanico che gli sarebbe costato cinque punti cruciali in quella che sarebbe diventata la sua stagione vincente del titolo.
Dalla Pioggerella al Diluvio
La gara iniziò alle controverse 17:00 ora locale, un orario tardivo pensato per accontentare il pubblico televisivo europeo piuttosto che le notoriamente violente piogge monsoniche serali della Malesia. La minaccia della pioggia era presente fin dal primo giro, con condizioni gestibili fino al 23° giro, quando arrivarono i primi acquazzoni intensi. I piloti si affrettarono a montare pneumatici da bagnato estremo mentre la pista si deteriorava rapidamente.
Al 31° giro, la situazione divenne insostenibile. Lewis Hamilton la descrisse come “le condizioni più pericolose in cui abbia mai corso”, aggiungendo che “era impossibile guidare lì fuori, era molto, molto pericoloso”. Fernando Alonso fu altrettanto categorico, affermando che “la visibilità è nulla, [potremmo avere] un incidente grave se ripartiamo”. Sebastian Vettel e Sébastien Buemi finirono entrambi in testacoda, ritirandosi nonostante montassero pneumatici da bagnato, mentre Heikki Kovalainen era già uscito di pista scivolando. La safety car, che si allontanava di 20 secondi al giro, era un indicatore eloquente che le condizioni superavano i parametri di sicurezza per le corse.
Con la pioggia torrenziale che si abbatteva e la luce del giorno che svaniva attraverso le nuvole temporalesche, i commissari di gara non ebbero scelta. La gara fu interrotta dopo 55 minuti, con i risultati presi dal 31° giro. Per la quinta volta nella storia della F1, furono assegnati metà dei punti: Button ne raccolse cinque invece dei dieci standard per la vittoria. Nick Heidfeld si classificò secondo per BMW Sauber, a 22 secondi di distanza, con Timo Glock terzo per Toyota. Il compagno di squadra di Button, Rubens Barrichello, salvò un quinto posto nonostante le condizioni insidiose. Il risultato abbreviato rimase tale, e il malfunzionamento del volante di Button rimase un segreto per anni, una nota a piè di pagina nascosta di una delle gare più bagnate della storia moderna della F1.

