Ven. Apr 3rd, 2026

FIFA: Iran a Rischio Mondiale 2026, Italia in Pole per il Ripescaggio

Nel panorama del calcio mondiale, le certezze vacillano quando la geopolitica irrompe con una forza tale da trascendere i confini dello sport. È il caso dell’Iran, che, pur avendo conquistato sul campo la qualificazione al Mondiale 2026, si trova oggi al centro di un’incertezza che da semplice ipotesi si è trasformata in una concreta possibilità di rinuncia. Nonostante le rassicurazioni recenti del presidente della FIFA, Gianni Infantino, che solo pochi giorni fa si era detto convinto della presenza iraniana negli Stati Uniti la prossima estate, la cruda realtà dei fatti di cronaca racconta di un conflitto tutt’altro che risolto e difficilmente gestibile a breve termine. Anzi, le offensive su vasta scala condotte contro il Paese mediorientale non hanno impedito all’Iran di mostrare una capacità di resistenza e di contrattacco, coinvolgendo vari attori regionali. In un contesto di perduranti operazioni belliche, la partecipazione della nazionale iraniana a Los Angeles e Seattle, dove dovrebbe affrontare squadre come Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto, appare sempre più fortemente in dubbio.

A contrapporsi alle dichiarazioni ottimistiche di Infantino ci sono quelle, ben più caute, del ministro dello Sport iraniano Ahmad Donyamali, che già lo scorso 11 marzo aveva apertamente espresso riserve sulla possibilità di partecipazione. Tali parole non sono rimaste isolate, soprattutto in assenza di segnali di de-escalation a breve termine. La questione, dunque, non è più meramente diplomatica, ma si estende a sfide logistiche e securitarie: la presenza dell’Iran in un torneo ospitato in parte dagli Stati Uniti solleva interrogativi complessi, difficili da ignorare. Sebbene la FIFA mantenga una posizione di conferma formale, la sostanza della situazione rende la partecipazione profondamente incerta.

Un indicatore significativo di questo scenario complesso, come abbiamo imparato da recenti eventi globali, è offerto da Polymarket, una piattaforma decentralizzata che permette di scommettere su eventi futuri. Già dal 24 marzo è stato aperto un mercato specifico sulla potenziale rinuncia o esclusione dell’Iran dal Mondiale 2026. Nonostante i movimenti attuali possano suggerire un orientamento verso il “no”, è fondamentale considerare che il termine ultimo per le scommesse è fissato al 30 aprile, il che lascia ancora ampio margine di manovra.

Ciò che è certo è l’assenza di scadenze ufficiali imposte dalla FIFA alle nazioni qualificate per comunicare un’eventuale rinuncia, il che significa che una decisione potrebbe arrivare anche oltre tale data. Sebbene non esistano precedenti diretti nei Mondiali – l’esempio più vicino è quello degli Europei del 1992, con la Jugoslavia esclusa e la Danimarca subentrante, poi vincitrice a sorpresa – la FIFA si è dotata di un ampio margine di discrezionalità. L’articolo 6.7 del regolamento, infatti, stabilisce che, in caso di ritiro o esclusione di una federazione, “la FIFA deciderà sulla questione a propria esclusiva discrezione e adotterà qualsiasi misura ritenuta necessaria. La FIFA potrà decidere di sostituire la federazione partecipante in questione con un’altra associazione”.

Questa discrezionalità assoluta rende lo scenario estremamente mutevole. Non esiste un automatismo prestabilito, né una gerarchia rigida: la scelta di un eventuale sostituto potrebbe essere guidata da criteri tecnici, politici, geografici o persino commerciali. Tradizionalmente, la FIFA tende a preservare gli equilibri tra le confederazioni, il che favorirebbe una sostituzione interna all’Asia. Tuttavia, il regolamento non impone alcun vincolo stringente, e la recente qualificazione dell’Iraq – federazione asiatica – a scapito della Bolivia agli spareggi, potrebbe in qualche modo facilitare una scelta che vada oltre i confini asiatici.

Ed è a questo punto che, inevitabilmente, l’Italia entra in gioco con forza. Se l’Iran dovesse effettivamente rinunciare, l’ipotesi di un ripescaggio per gli Azzurri diventerebbe più che concreta. Fattori come la storia calcistica, il prestigio internazionale, il vasto bacino d’utenza dei tifosi e il ranking FIFA giocano a suo favore: l’Italia è infatti la nazionale con il coefficiente più alto tra quelle non qualificate. A ciò si aggiunge un cambio di leadership interna alla FIGC, ben accolto dalla FIFA. Non è un mistero, infatti, che l’ex presidente federale Gravina fosse molto vicino a Ceferin, mentre è altrettanto noto che Ceferin e Infantino non godano di un rapporto idilliaco.

In sintesi, a fronte di un regolamento privo di criteri obbligatori e totalmente discrezionale, e in base ad alcune indiscrezioni raccolte in queste ore, l’Italia si configura come il nome principale e l’opzione più concreta sul tavolo della FIFA in caso di rinuncia dell’Iran. Sebbene la FIFA stia valutando anche l’eventuale ingresso di una nazionale africana – piuttosto che asiatica, proprio in virtù dell’ultimo posto agli spareggi conquistato a sorpresa dall’Iraq sulla Bolivia – la natura aperta dell’articolo 6.7 lascia spazio a soluzioni non convenzionali, specialmente in presenza di circostanze eccezionali. E quella iraniana, oggi, appare sempre più come una questione cruciale che richiederà una valutazione costante e attenta giorno per giorno.

By Federico Santoro

Federico Santoro, dal cuore di Roma, trasforma ogni evento sportivo in una narrazione avvincente. La sua voce distintiva nel racconto delle partite di basket e calcio ha creato uno stile unico nel panorama giornalistico italiano. Le sue analisi tattiche sono apprezzate sia dagli appassionati che dai professionisti del settore.

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