Gio. Apr 2nd, 2026

Calcio Italia: Fallimento Mondiale e Richiesta di Dimissioni per Gravina, Gattuso, Buffon

La serie di insuccessi della nazionale italiana impone una riforma urgente per il calcio nazionale. L’Italia è nuovamente esclusa dai Mondiali, per la terza edizione consecutiva.

Dovremo attendere il 2030 per una possibile nuova partecipazione, sedici anni dopo l’ultima presenza e ventiquattro dall’epica finale del 2006. C’è stato un tempo in cui la Nazionale non solo si qualificava, ma lottava per il titolo. Oggi, anche solo accedere alla competizione sembra un obiettivo irraggiungibile.

Le ragioni di questo declino sono complesse e profonde, ma la situazione attuale richiede un’analisi immediata, specialmente quando i vertici della Federazione sembrano minimizzare la gravità della tragedia, considerandola “ordinaria amministrazione”. Ancora più sorprendente del pareggio per 1-1 contro una Bosnia che, prima dell’espulsione di Bastoni, aveva dominato il gioco, sono le dichiarazioni dei principali responsabili.

Il commissario tecnico Gattuso ha lodato un “cuore dell’Italia che non si vedeva da anni”, mentre il presidente federale Gravina, in un’apparente sconnessione con la realtà, ha definito la prestazione “eroica”. “Eroica” una performance in cui si è stati chiaramente superati da una squadra con un palmarès modesto, che nelle precedenti ventotto gare aveva ottenuto solo otto vittorie, di cui diverse contro avversari di basso rango.

Non ci sono scuse né alibi. Né il cartellino rosso a Bastoni, pur avendo avuto il suo peso, né le solite polemiche arbitrali. Il punto cruciale è un altro: è giunto il momento di fare tabula rasa. I responsabili hanno fallito. È ora di salutarli, senza troppi convenevoli.

Ha fallito Gattuso, un commissario tecnico che non ha convinto. Il suo percorso sulla panchina, che lo ha visto in Croazia e poi nuovamente al punto di partenza, parla da sé. La guida della Nazionale gli è stata affidata più per mancanza di alternative credibili che per meriti inequivocabili. La sua Italia, nel momento cruciale, è apparsa priva di idee, bloccata in un calcio obsoleto: un 3-5-2 privo di vitalità al centro del campo, prevedibile sulle fasce e ormai decifrato da oltre un decennio. Aver ricompattato il “gruppo” è un aspetto positivo, ma non è stato sufficiente sul campo. Il suo ciclo è terminato.

Ha fallito anche Buffon, principale sostenitore dell’operazione Gattuso, colui che ha spinto Gravina – inizialmente propenso verso Mourinho – a dare fiducia all’amico Rino. Criticarlo ora è facile, ma questa non è forse responsabilità? La scomoda verità è che, in un contesto dove la meritocrazia stenta a emergere, essere stati leggende sul campo non garantisce altrettanta acutezza fuori. Maradona ne è un esempio lampante. Così, nell’album della nostalgia, finiscono anche le figure di Buffon e Bonucci, usati in parte come scudi e in parte per un’operazione “amarcord”. Non sono mancati impegno e dedizione. Non è bastato. È tempo di voltare pagina.

Ma, più e prima di tutti, ha fallito – ancora una volta – Gravina. Il presidente sotto la cui gestione l’Italia manca il secondo Mondiale consecutivo e che ha presieduto un Europeo disastroso. Il presidente che, a caldo, invoca la “salvaguardia della parte tecnica”, riproponendo un copione già visto in passato. Forse ciò che più gli preme salvaguardare è la propria posizione, al vertice di un sistema che oggi rappresenta l’aspetto più critico dello sport italiano.

Il paradosso è evidente: mentre il calcio arranca, il resto dello sport nazionale vive, dati alla mano, una delle stagioni più felici della sua storia recente. Medaglie olimpiche, successi internazionali, una crescita diffusa nonostante le carenze strutturali croniche: segnali inequivocabili. Perché il calcio no?

A questa domanda dovrebbe rispondere Gravina. Invece, nel post-partita, si rifugia in argomentazioni che oscillano tra il risibile e il grottesco: paragoni improbabili, discorsi confusi sul “dilettantismo” altrui contrapposto al “super professionismo” del pallone, nel goffo tentativo di incantare il pubblico. Più che un presidente federale, sembra un venditore ambulante.

Alla fine, non resta che un sorriso amaro. Quello che si riserva a chi nega l’evidenza, a chi non riconosce la portata dei propri insuccessi. Perché la realtà è una sola: l’Italia non andrà ai Mondiali. Ed è giunto il momento che anche tutti i responsabili tornino a casa.

By Federico Santoro

Federico Santoro, dal cuore di Roma, trasforma ogni evento sportivo in una narrazione avvincente. La sua voce distintiva nel racconto delle partite di basket e calcio ha creato uno stile unico nel panorama giornalistico italiano. Le sue analisi tattiche sono apprezzate sia dagli appassionati che dai professionisti del settore.

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