In vista dell’imminente scontro tra Bosnia e Italia, esaminiamo attentamente i dubbi di formazione che Gattuso dovrà sciogliere per la cruciale sfida di martedì.
È fondamentale comprendere che la Bosnia non va sottovalutata; non è né l’Irlanda del Nord né il Galles. Ci attende una partita radicalmente diversa da quella vinta a Bergamo (seppur non in modo brillante) e da quella ipotetica contro il Galles a Cardiff. Contrariamente a certi stereotipi sul calcio britannico, affronteremo una squadra più fisica e con maggiore esperienza rispetto ai gallesi, pur potendo mancare di uguale intensità. Il loro 4-4-2, più schematico rispetto al 4-2-3-1 di Bellamy, presenta una qualità tecnica media inferiore ma vanta eccellenze come Alajbegovic e Bajraktarevic, oltre a un notevole peso offensivo con Dzeko e Demirovic. Quest’ultimo, rientrato dopo un infortunio che lo aveva escluso dalle sfide contro Romania (3-1) e Austria (1-1 con gol subito nel finale, cruciale per la qualificazione playoff), rappresenta una minaccia aggiuntiva.
Politano o Palestra?
Per aspirare a una migliore prestazione e alla qualificazione mondiale, l’Italia necessita di maggiore intensità e velocità, caratteristiche che la Bosnia fatica a contenere ma che, purtroppo, sembrano scarseggiare negli Azzurri, sia per natura del roster sia per la forma non ottimale di elementi chiave come Barella. Sarebbe inoltre preziosa una maggiore imprevedibilità, che finora le scelte del CT (tra modulo e interpreti) hanno affidato quasi esclusivamente a Politano, peraltro poco brillante contro l’Irlanda del Nord. Il ballottaggio tra Politano e Palestra, già dibattuto alla vigilia, resta attuale con gli stessi pro e contro.
L’esterno del Napoli vanta una maggiore esperienza internazionale e una dimestichezza con la pressione delle grandi serate. Il giovane Palestra, prodotto dell’Atalanta e debuttante nel finale alla New Balance Arena, compensa con un’energia travolgente, frutto dell’entusiasmo giovanile e di una stagione fin qui eccellente, al di là dei numeri (un gol e quattro assist). La scelta è cruciale, poiché la fascia in questione potrebbe determinare l’esito del match: Kolasinac, terzino sinistro nel 4-4-2 bosniaco (suo ruolo originale con Arsenal e Schalke 04), mostra maggiori difficoltà in questa posizione rispetto a quando agisce come centrale di sinistra in una difesa a tre.
Ulteriori considerazioni si renderebbero necessarie se il talentuoso Alajbegovic (18 anni, di proprietà del Bayer Leverkusen e ora al Salisburgo) dovesse partire titolare, dopo l’impatto decisivo a Cardiff. Chi tra Politano e Palestra offre maggiore copertura difensiva? Chi è più abile a bilanciare le due fasi, fornendo supporto a un Mancini già messo in difficoltà dalla velocità di Rowe e Cambiaghi in Europa League?
Chance Cristante?
Le considerazioni per martedì non si fermano qui. Bryan Cristante, con la sua capacità di garantire equilibrio e ottimi tempi d’inserimento, emerge come una valida alternativa a Barella. La domanda è se debba essere schierato titolare o subentrare qualora l’interista dovesse mostrare nuovamente le lacune fisiche e tecniche palesate nell’ultimo periodo. È invece da scartare l’ipotesi di uno scambio di posizione tra Tonali e Barella: quest’ultimo, agendo sul centro-sinistra, perde gli automatismi che lo rendono efficace sull’altro lato del campo, come evidenziato dalle sue difficoltà nelle gare in cui ha dovuto cedere la fascia destra a Frattesi.
Retegui o Pio Esposito?
Il dilemma più grande riguarda però l’attacco: Retegui o Pio Esposito? Pio Esposito gode di un entusiasmo popolare e di un’onda emotiva palpabile. Possiede energia, forza, tecnica e, soprattutto, una notevole personalità, dimostrando di non temere i grandi palcoscenici: dalla Champions League a San Siro con l’Inter e la Nazionale, fino ai gol contro la Juventus e la Norvegia al suo debutto da titolare in Azzurro.
Schierarlo dal primo minuto invierebbe un messaggio forte a lui e alla squadra, ma comporterebbe anche la perdita della principale alternativa d’attacco a partita in corso. Una decisione non facile per Gattuso, né per i milioni di “CT” in tutta Italia. Spetta a Rino l’arduo compito delle scelte definitive.

