Fabio Borini, ex attaccante di club illustri come Chelsea, Roma e Milan, ha espresso le sue forti preoccupazioni riguardo al calcio italiano, commentando la terza esclusione consecutiva della Nazionale dai Mondiali. L’eliminazione per le edizioni 2018, 2022 e ora 2026, ha riacceso il dibattito sulla profonda crisi che affligge il movimento calcistico del paese.
Un’Assenza Incredibile
Borini ha manifestato il suo stupore e dispiacere per l’assenza dell’Italia dalla più prestigiosa competizione calcistica globale. “È veramente surreale non vedere la nostra Nazionale ai Mondiali. Avevo persino pianificato di esserci, ma purtroppo non sarà possibile,” ha dichiarato.
L’Urgenza di una Riforma
L’attuale giocatore del Salford City ha sottolineato la necessità impellente di un rinnovamento strutturale nel calcio italiano. “Attualmente in Italia è in atto un processo di cambiamento; il nostro calcio necessita di una revisione delle proprie gerarchie, partendo dai massimi livelli federali. Molti chiedono questo rinnovamento, che sembra stia prendendo forma, anche se al momento è difficile prevedere se porterà a miglioramenti o a ulteriori complicazioni,” ha aggiunto Borini.
Un Ritardo Decennale
Con un tono di rammarico, Borini ha criticato aspramente lo stato del calcio italiano, definendolo “molto, molto indietro”. Ha evidenziato un divario incolmabile rispetto alle principali leghe europee: “Non è paragonabile al calcio inglese, è indietro di decenni. Siamo dietro anche al calcio tedesco, francese, spagnolo. Questo ritardo si manifesta sia a livello di infrastrutture che di metodologie nella formazione dei giovani calciatori. Ricordo che nel 2007, al Chelsea, praticavamo già esercizi e approcci all’apprendimento del gioco che in Italia, ancora oggi, non vengono adottati. È una situazione complicata.”
Mancanza di Spazio per i Talenti Locali
L’ex attaccante ha proseguito analizzando la problematica dello scarso impiego dei calciatori italiani: “Non ci sono abbastanza giocatori italiani che trovano spazio per giocare. Sembra che la nostra maturazione calcistica sia più lenta rispetto, ad esempio, a quella inglese. Nei club inglesi è normale vedere ventenni, ventunenni o ventiduenni in campo, mentre in Italia un giocatore di 22 anni difficilmente è un titolare fisso. Questa tendenza deve assolutamente cambiare per permetterci non solo di qualificarci nuovamente ai grandi tornei, ma anche di puntare a vincerli, come la nostra storia meriterebbe.”

